Deathprod - Boxset

sono 4 dischi di dark ambient che lasciano senza respiro. specialmente the contraceptive briefcase II di imaginary songs from tristan da cunha (30 minuti di sperimentazione pura che ti porta nel fredda desolazione delle isole di un altro mondo) ma soprattutto dead people's things da morals and dogma.
è veramente dura digerirlo subito e tutto in colpo. va meglio se preso in pillole, senza però saltare da una traccia all'altra, rispettandone quindi la relativa (e giusta) pesantezza e immergendosi completamente nelle atmosfere stranianti e ricercatissime.
lo scoglio è entrarci, ma poi non ti molla più (e 10 e lode per il packaging).


Supersilent - 6

di questo disco mi piace la partenza in sordina e l'arrivo in sordina.
mi piace che sia l'unico disco quantomeno vicino all'avanguardia jazz che invece di farti volare ti tiene bello fermo sulla sedia (più o meno come in the l..library loft del sommo toby driver) e che lo faccia con una classe incredibile.
mi piace tantissimo quando in 6.2 tutto sembra fermo e invece la tromba a 4:35 passa da minore a maggiore (un cambiamento radicale - dalla tensione alla distensione - nulla di assolutamente premeditato).
mi piace che tutti i dischi supersilent siano improvvisati ma davvero pare siano stati composti a tavolino.
e mi piace anche che, andando a ritroso scopro che gli altri sono quasi tutti belli come questo.

supersilence.net

sono settantasei minuti e quattordici secondi di piacere e rilassamento estatico. è l'ambient bello, quello che non ha le pretese di essere più di quello che è (vedi derivazioni chillout o elettro-jazz di dubbio gusto), e questo disco viene dal periodo di massimo splendore del genere, quando le produzioni di aphex twin iniziarono a riscoutere consensi nei club dance di tutto il mondo. non è un caso che middleton, il responsabile tastiere-programming di global communication abbia collaborato proprio con aphex twin in alcuni suoi lavori.


la colonna sonora di questa estate (che dentro di me sento già morente, se non già morta) si è composta, tra le varie sporcizie, di quel famoso from here we go sublime, un disco che si inizia ad ascoltare quasi per caso, e quasi per caso ti ritrovi ad ascoltarlo ogni giorno.
un sacco di sfumature incredibilmente cariche di toni pacati, sottolineate dai contrasti mai al limite dell'acida cacofonia. viene definita minimal techno. a me piace pensare che sia una naturale evoluzione dell'idm, una scarnificazione dell'essenza beat&atmosfera, una ricerca della più incosistente (ma non per questo meno incisiva a livello inconscio) sovrapposizione sonora, quasi sospesa in aria ma sul punto di crollare.
un willner che ti sbatte nelle orecchie un disco così nel 2006, pare proprio voglia dirti 'non c'è bisogno di più di una cassa in quarti per farti ballare, piangere e sognare insieme'. candidato a miglior album d'elettronica di sempre.

http://www.myspace.com/thefieldsthlm


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